Esistono ancora i cesari dell’Adriatico? Quei personaggi che con le loro imprese avventurose e galanti accendevano nella fantasia popolare leggende destinate a durare generazioni? Se qualche esemplare sopravvive come viene considerato oggi dalla società dei costumi?  È ciò che il libro intende scoprire. Da oltre mezzo secolo il nostro batte la spiaggia con l’assiduità del bagnino e il fervore amatorio del diciottenne che ripudia solo per perdersi in lunghe mistiche contemplazioni del mare. Le sue imprese sono riconosciute DOC e il tempo le migliora. Ma per quel suo misterioso rapporto col mare e per un certo anticonformismo che lo porta a disinteressarsi di tutto “ciò che conta” per la massa, viene da questa considerato stravagante e dissoluto. La società di oggi, constato il rifiuto all’omologazione, ne prende le distanze. Per rendere giustizia alla sua vera identità l’autore ne ricostruisce la vita, e scopre che dietro i ludici atteggiamenti del protagonista si celano itinerari psicologici preziosi per tutti: il riproporsi dei desideri dell’adolescenza, l’illimitata fiducia nella propria vitalità, l’abolizione di barriere tra l’io e la realtà. Il tutto intessuto in una filosofia semplice e vincente. Perché Cesare è certo predatore da spiagge felliniane ma è anche maestro nell’arte di vivere e di non invecchiare: vero interprete di una ecologia totale. Felice mescolanza dell’esuberanza romagnola con la seducente malinconia marchigiana.

Tra le mura di un vecchio collegio di provincia, un corpo docente di religiosi impartisce la severa “educazione degli angeli”: punizioni, solitudine, lezioni mandate a memoria sembrano essere le sole componenti di un ambiente chiuso e sterile che si scopre via via tramato di odi, tresche e passioni ambigue. In questo scenario si muove Lucio Rau il protagonista. Ragazzo sveglio e intelligente, stanco dei continui soprusi patiti a causa dell’Ispettore-il suo ascetico, misterioso, insopportabile antagonista- decide di ribellarsi.  Mille episodi (compresi un invito alla sodomia, il furto di alcune antiche e preziose carte, turbamenti sessuali), nonché una lunga serie d’imprese trasgressive sempre più gravi, costellano l’anno scolastico del giovane studente inebriato dalla sfida e disposto a giocarsi tutto, fino all’espulsione, nell’attacco a quello che gli appare un ottuso dispotismo che soffoca lui e i suoi compagni.

Un esito scontato che apre al giovane un altro mondo scolastico: quello pubblico. Ma nel 1968 esplode la cosiddetta contestazione studentesca e Lucio Rau, ormai giovane insegnante a Roma, viene travolto dagli avvenimenti. Nella bolgia di una dimostrazione di piazza gli accade d’incontrare e salvare da una folla esaltata proprio il suo vecchio nemico: l’Ispettore. E’ l’occasione tanto attesa di un confronto, magari di una vendetta e, invece, diventa un suggestivo viaggio à rebours nella memoria che finisce per proiettare nel passato una luce nuova e del tutto inattesa.

Nel difficile incontro tra presente e passato, tra esperienze private e pubbliche, nasce un romanzo non convenzionale di un autore che conosce il mondo della scuola e ne evidenzia l’aspetto più complesso ed eticamente difficile: il rapporto tra insegnante e allievo.   

L’autore prende spunto da un rinnovato interesse dell’opinione pubblica per la vita cittadina nell’immediato dopoguerra, per narrarne, di questa, un aspetto minore. Della società di quegli anni, molto è stato scritto in documenti ufficiali e non. Molto è stato raccontato a voce. Tutti oggi riconoscono come le persone, allora, anche nelle piccole città, avessero la sensazione dell’arrivo di un mondo nuovo, al quale, però, si guardava ancora smarriti, diffidenti, increduli che l’apocalisse fosse finita.

E i giovani? Della loro vita sociale, cosa ne era? Come vissero i ragazzi l’avvio alla cosiddetta ricostruzione quando quasi nulla del passato era sopravvissuto e il nuovo ancora stentava a nascere? L’autore, attingendo alla memoria personale e a quelle di persone sopravvissute, fa rivivere il mondo delle bande giovanili nel ’48 e ‘49 circa. In uno scenario di macerie (per edifici e istituzioni), i ragazzi delle bande si muovono come piccoli branchi di bestiole selvatiche in un mondo di libertà assoluta. In particolare, viene descritta la piazza centrale dopo lo scellerato, inutile abbattimento del campanile sul finire della guerra che riempì di macerie tutto l’angolo a ovest.  È qui che operava la cosiddetta Banda della Piazza (ragazzini più o meno dodicenni). Si arrogava il diritto di supremazia sul territorio, diritto contestato da altre bande dei quartieri limitrofi fino alla Banda del Porto, la più lontana, la più temibile. Gli scontri si contavano quasi quotidianamente. Le armi erano le classiche per quel tempo: fionde e sassi alla mano. Con l’aiuto di un componente del gruppo col pallino per gli esplosivi, la banda della Piazza Grande (come era meglio nominata) aveva a disposizione un ricco arsenale di bombe e bombette ricavate dalle munizioni abbandonate che la rendeva vincente negli scontri più duri.

Le vicende narrate hanno per contorno personaggi e angoli caratteristici della Fano del tempo che danno alla narrazione il sapore di un vero filmato d’epoca: il giornalaio, il tabacchino, il Conte… Personaggi veri come gli episodi che li riguardano.

Una sottile, appena accennata introspezione nei caratteri dei componenti porterà il lettore a riconoscere come il naturale flusso dell’esistenza sia stato, anche qui, causa della maturazione di un fenomeno e della sua fine.

Un libretto che unisce al piacere della lettura, ricchissimi spunti per la conoscenza delle pulsioni preadolescenziali, le stesse, per ogni epoca.