Grano in condominio

Da una spiga (da un seme di grano piantato) si ottengono oggi mediamente una cinquantina di semi. Intorno all’anno Mille, da scoperte fatte in centro Europa, da uno stesso seme si ottenevano intorno ai tre, cinque granelli, salvo infortuni nella crescita come siccità, malattie e altro. Si capisce come la gente non avesse bisogno del dietologo e in quelle condizioni sarebbe stata benedetta anche la fine del mondo.

Nell’antico Egitto, granaio di Roma, come in Cina fino qualche tempo fa, la messa a dimora del seme avveniva distanziando i semi (una trentina di centimetri?) poi con l’accestimento (*) e altre operazioni culturali manuali, si ottenevano, non una, ma un cespo di spighe con produttività maggiore della singola spiga modernamente piantata e trattata. Anche la qualità, valutata con i parametri moderni, risulta fosse alta.

Perché dunque, oggi, si pianta e si fa crescere il grano in condominio (dei più brutti!) con una densità di individui stipati in pochi centimetri di terreno e alimentati artificialmente per sopperire alla mancanza di nutrimento naturale? La risposta è facile se si pensa anche ad altri tipi di allevamento intensivo, animali compresi: costi della mano d’opera, qualità e quantità di lavoro, spazi disponibili. Si può dire che forse in nessun tipo di filiera agricola si faccia così gran uso delle macchine come nella coltivazione dei cereali.

Di quelli che furono i simboli del lavoro contadino nei campi, dalla semina al raccolto, i suoi attrezzi, persino il suo cibo e abbigliamento che hanno ispirato molti artisti rimangono solo dipinti, sculture, pagine letterarie. Una magra consolazione, perché escludendo l’aspetto sensoriale, soprattutto olfattivo, dato che quasi più nessuno può ormai ricordarlo, si è privati della possibilità di rivivere quel mondo anche solo per un attimo! 

Senza farsi trascinare in proposte di ritorni impossibili ci si azzarda solo a suggerire, per chi ha un paio di metri quadri di terra, di provare la coltivazione del grano naturale nel modo sopra accennato per scoprire la più antica e primordiale emozione di lavorare per…  guadagnarsi il pane!

Da molto, ormai ci si può attrezzare di un mulinetto casalingo per la molitura a pietra che non riscalda troppo la farina. Io l’ho fatto cinque anni fa. Si possono macinare anche altri cereali. Tali apparecchi sono lenti ma fanno bene il loro lavoro. L’uso comporta, però, alcune attenzioni e cure che col tempo risultano spesso impossibili da seguire.  Mi sentirei pertanto di sconsigliare l’acquisto per semplice curiosità e raccomandarlo invece per i veri cultori del pane (o pizza) da fare in casa. Le industrie molitorie, per arginare questa moda, ha messo da tempo in commercio la più ampia gamma di farine anche bio di ottima qualità, di varia granulometria e forza (W). Non vi è dubbio che per chi volesse farsi un pane “tutto suo”, dalla coltivazione casalinga alla cottura (magari in forno a legna)… beh, lo riterrei degno si ammirazione. Anche se, forse, il prodotto finale per il suo sapore inusuale, potrebbe a volte deludere i gusti addomesticati al moderno. Ma, come si dice: non si vive di solo pane!

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