La rosa profumata dei venti

Affrontare l’argomento profumi con l’intenzione di dare consigli significa essere o molto esperti o molto presuntuosi. Stimando di non appartenere a nessuna delle due categorie mi limiterò, salvo scivolate involontarie in tema di preferenze, a riferire sulla sistemazione delle piante odorose in funzione di venti (o brezze) per chi ha la fortuna di avere un giardino (meglio se grande). Siamo, in questo caso, nella fruizione di un piacere del senso dell’olfatto che definirei di “Pigra attesa”, in contrapposizione a un secondo modo, tratteggiato successivamente, della “Cerca” dei profumi rari e nascosti. In altre parole, una distinzione nel modo d’incontro: se vogliamo che i profumi delle piante e dei fiori vengano a noi, o noi andare da loro.

“Pigra attesa”

Nel caso le nostre preferenze vadano ad un godimento servito al tavolo, bisogna chiarire se si preferiscono “cocktail” cioè profumi misti da varie piante e fiori (cosa che naturalmente accade in calma di vento con prevalenza della singola maggior potenza di emanazione) o si desidera sfruttare la direzione del vento per godere di un solo profumo alla volta, preferenza a sfiorare un estetismo alla Des Esseintes (per altro non rara a quanto mi raccontano stimati progettisti di parchi e giardini).

Nell’ipotesi accennata di avere spazio, tempo da dedicare, una certa disponibilità di spesa si può pensare di progettare il giardino ponendo piante e fiori profumati a monte dei principali venti dominanti per avere a disposizione una tavolozza di profumi singoli da scegliere nella giornata (brezze). Posso portare una situazione creatasi naturalmente nel tempo.

Immaginate un naso al centro di un triangolo che ha ai suoi vertici macchie di lavanda, ginestra, rose rifiorenti a cespuglio (o mirto). Tutte piante poco esigenti che nel periodo primaverile-estivo fioriscono contemporaneamente abbastanza a lungo. Nulla vieta altre combinazioni: tiglio, gelsomino, acacie ecc.

I vertici del triangolo corrispondono, nella zona e salvo transito perturbazioni, al sud ovest (brezza di monte), sud est (brezza di mare), e nord est, vento da Nord sostenuto da alte pressioni. Durante lo stesso giorno, allo stesso “naso” centrale, vengono portati i tre profumi singoli: al mattino presto, alla sera e alle ore centrali del giorno.  Ovviamente condizioni locali influenzano la rosa di profumi ma chi vuole esaminare più a fondo questo aspetto, può scoprire come migliorare ed esaltare la progettazione con il posizionamento di più macchie sparse.

Non è da oggi la figura dell’esteta che soffrendo dopo un po’ la saturazione nell’olfatto da parte di ogni singolo profumo cerca disperatamente la varietà. In questo caso è giocoforza spostare il naso dal centro di qualsiasi triangolo o altra ipotetica geometria e, imitando l’ape o la farfalla, profumarsi fior da fiore.

“La cerca”

Su questa linea vagante, vi è la ricerca, da parte di alcuni, del profumo naturale tipico di un sito come una DOP in vari contesti rurali, montani e marini. Soprattutto quelli di un mondo antico per chi ha avuto la possibilità di sperimentarne gli odori nell’infanzia. Sono amici ritrovati sempre più rari che causano sensazioni forti. Uso la parola odore perché profumo sarebbe criticata. Rifiuterei, pur comprendendo la sensibilità altrui, di chiamarlo fetore. La stalla tra i primi. Non la moderna che sembra una cessionaria di auto, ma la rara, contadina, ormai non più redditizia. Poi, l’odore delle stoppie al tramonto, questo sì profumo, così comune un tempo, pressoché sconosciuto oggi. Anche a causa dei diserbanti i campi hanno perduto quelle piante “parassite” che gli davano aromi forti e vari. Altri profumi negletti dalle acque dei pozzi abbandonati o dei vecchi lavatoi. Col fresco, misterioso odore di profondità spesso nascoste e assassine si mescolano profumi dalle piante acquatiche, giunchi, felci, salici, muschi sulla pietra speziati all’occhio coi colori del ramarro.

Una volta scoperto il sito col profumo DOP si consiglia di posizionare sul posto un ceppo su cui sedere e odorarsi fino a saturazione. 

Si potrebbe continuare col latte, fieni, e così via.

Di un ambiente marino se ne potrebbe fare un trattato. Molte di queste suggestioni, per chi ha interesse, si possono trovare vissute nei personaggi dei miei lavori. 

Per concludere, ho offerto una breve riflessione intorno ai profumi della natura, sia serviti dal vento per una pigra meditazione estetica, sia cercati e sentiti come aliti di antichi fantasmi nei luoghi perduti, per calmi pensieri di eternità.